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Mare smeraldo, piazzette ricche di vita mondana, shopping di lusso : ecco la località più esclusiva al nord-est della Sardegna

Provincia: Provincia di Sassari

Must : Shopping , Nightlife, Sea, Luxury

Localizzazione: Porto Cervo (Mar Tirreno)

Londra 1958.
Un banchiere appena stato in Sardegna cercava dei soci per acquistare un certo pezzo di costa che aveva trovata semiselvaggia, montuosa e bagnata da un mare cristallino. In questo paese delle meraviglie, a solo un’ora di volo da Italia e Francia si sarebbe potuto creare, con una “piccola” somma (25.000 dollari) a testa, un piccolo rifugio per vacanze ad uso privato. Ne nacque così un piccolo gruppo di investitori composto dal Principe della comunità degli ismailiti Sua Altezza Aga Khan, Giuseppe Mentasti, Patrick Guinness, Renè Podbielski e altri, che firmarono, il 29 settembre del 1961, una dichiarazione di intenti che avrebbe portato alla costituzione, il 14 marzo 1962, del Consorzio Costa Smeralda.
La Costa Smeralda diventò in breve tempo una delle più rinomate ed esclusive località turistiche del mondo, con il perfezionamento dei collegamenti con Olbia e l’ampliamento dell’aereoporto di Venafiorita. Alla fine degli anni sessanta la Costa Smeralda già si componeva del villaggio di Porto Cervo, dei cinque alberghi (compreso il Luci Di La Muntagna) in perfetta efficienza, della chiesa Stella Maris, un grande golf in costruzione e delle prime ville, sorte presso le più belle spiagge, in località dai nomi fantastici come Liscia di Vacca, Capriccioli, Grande Pevero, Pantogia.
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Porto Cervo
Essendo una cittadina abbastanza recente, a Porto Cervo non ci sono testimonianze storiche, ma vale la pena comunque trascorrervi una giornata per una passeggiata tra negozi e boutique, e per vedere alcune delle cose principali.Porto Cervo si affaccia su un porto naturale, creato dall’insenatura del Golfo di Arzachena, con una forma che ricorda, appunto, quella di un cervo. Negli anni ’60, per volere del principe Aga Khan, fu costruito nella zona a sud il primo porto artificiale, adesso chiamato Vecchio Porto. E’ ancora oggi funzionante e ospita barche, velieri e yacht ma è stato “spodestato” per grandezza dal nuovo porto turistico costruito negli anni ’80 nella parte est. Questo è un porto molto attrezzato e moderno, con una capienza di 700 posti barca occupati perlopiù da yacht di lusso e barche a vela. E’ d’obbligo una passeggiata sulle banchine per ammirare alcune tra le imbarcazioni più belle e lussuose al mondo che, non a caso, sono ormeggiate nelle acque cristalline di Porto Cervo Marina. Come porto tra i più attrezzati e protetti del Mediterraneo, Porto Cervo è rinomato anche per il suo cantiere, aperto tutto l’anno e che offre un ambiente altamente efficiente, una soluzione ideale per riparazioni e manutenzione su barche a vela e yacht fino a 45 metri.
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Vita Notturna
In ogni angolo di Porto Cervo troverete di certo un bar, un lounge bar dove prendere un aperitivo o partecipare ad un happy hour in compagnia di tanta bella gente come in Piazzetta San Marco. Porto Cervo è conosciuta sopratutto per le sue bellissime discoteche che organizzano i party tra i più esclusivi in Italia.
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In quel tratto di mare, tra la Sardegna e  la Corsica, noto come Bocche di Bonifacio, si trova uno dei paesaggi più suggestivi del mondo composto da isole ed isolotti immersi in un mare dal colore turchese.

Isole principali: 7

Provincia: Provincia di Sassari
Altitudine massima: (monte Tejalone) 212 m s.l.m.

Localizzazione: Bocche di Bonifacio (Mar Tirreno)

Durante la navigazione si costeggiano le Isole di Caprera e Santo Stefano per arrivare all’isola di La Maddalena dove verrà effettuata una sosta con possibilità di fare shopping nei tipici negozi di artigianato locale.
Nel centro storico dell’Isola si può visitare  il palazzo Comunale (ove si trova una bomba inesplosa che, durante la spedizione francese, fu sparata dalle truppe di Napoleone contro il paese), il Museo Navale e il Museo Diocesano di Arte Sacra (vi sono esposti il ‘Tesoro di Santa Maria Maddalena’ – la raccolta di gioelli offerti alla Patrona come ex voto – ed il corredo d’altare (due candelabri e il crocefisso d’argento in stile neoclassico) dono dell’Ammiraglio Orazio Nelson che fece consegnare anche una sua lettera autografa, qui custodita. Sono inoltre conservate statue e stampe antiche, arredi sacri, documentazioni delle offerte.
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Ripresa la navigazione si proseguirà verso le più belle isole dell’Arcipelago della Maddalena dove, nelle Isole di Spargi e S.ta Maria si faranno soste di circa un’ora per il bagno nelle bellissime acque cristalline. Verrà effettuato il giro panoramico al Manto della Madonna, tratto di mare dai bassi fondali che assumono colorazioni uniche al mondo. Si costeggia quindi l’Isola di Budelli, famosa per la sua spiaggia rosa dove è vietato lo sbarco in quanto diventata da qualche anno area protetta.
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Durante la sosta nell’Isola di Spargi, a Cala Corsara, la più incantevole insenatura dell’isola, si potranno ammirare rocce che sono vere e proprie sculture naturali: a causa infatti dell’erosione del vento e di altri fenomeni atmosferici hanno assunto forme particolari: la testa della strega, il cane, lo stivale, etc.
Al rientro si costeggia Punta Sardegna, Porto Raphael, Palau e Capo d’Orso dove si può ammirare la famosa omonima roccia.
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Vicino alla costa di Nord Est della Sardegna spunta dal mare un monolite di calcare da cui prende il nome l’area marina in cui sorge.

Provincia: Provincia di Sassari

Altitudine massima: (Punta Cannone) 565 m s.l.m.

Localizzazione: Olbia (Mar Tirreno)

Tutti i giorni con partenza da San Teodoro e/o Cala Brandinchi si potrà visitare l’area marina protetta di Tavolare e Punta Coda Cavallo. Si visiterà la grotta granitica dell’isola di Proratora e la baia di Coda Cavallo. Seguirà un breve sosta nelle piscine naturali di Molara dalle acque turchesi e cristalline.
Si proseguirà poi verso la falesia calcarea dell’isola di Tavolara con sosta a “Tegghja Liscia” (roccia piatta). Sosta per il pranzo sull’isola di Tavolara. Ultime soste all’isola Piana ed a Cala Giurgolu dove sarà possibile ammirare i resti della “tartaruga di roccia”.
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MOLARA
Di natura granitica, ha una superficie di 3, 411 km² e raggiunge, con Punta la Guardia, i 158 m s. l. m. Il toponimo, di attestazione medievale, è probabilmente dovuto alla forma rotondeggiante e uniforme dell’isola, simile ad una mola. Non appaiono finora documentati insediamenti preistorici sull’isola di Molara ma agli albori del Cristianesimo si dice che vi fu esiliato papa Ponziano (235) insieme al prete Ippolito,cristiano ardente e di vastissima cultura,da Massimino il Trace,che morì di stenti e torture a Molara. Nella parte nord occidentale dell’isola, in prossimità di cala Chiesa, si conservano i resti di una chiesa medievale mononave, di stile romanico intitolata a san Ponziano
Immersi nella fitta vegetazione, i ruderi della chiesa attribuita a Papa Ponziano martire, sorgono nell’isola di Molara, addentrandosi di poche centinaia di metri all’interno di Cala Chiesa, prospiciente all’isola di Tavolara. Papa Ponziano, esiliato in Sardegna da Massimino il Trace nel 235, morì di stenti e torture a Molara. Era con lui anche il prete Ippolito, cristiano ardente e di vastissima cultura.
Attorno a tale chiesa si sono potuti individuare i resti di un centro abitato medievale e più a monte di un castello, probabilmente l’antica Gurguray anche se non si hanno notizie certe sulla sua effettiva consistenza demografica. Nel XV secolo è testimoniata l’esistenza sull’isola di un monastero di monache.
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TAVOLARA
L’isola si presenta come un maestoso massiccio calcareo a picco sul mare, di forma grossomodo rettangolare, lungo circa 6 km e largo 1 km; poggia su un substrato roccioso granitico che emerge chiaramente in alcune parti; raggiunge una quota massima di 565 metri s.l.m. e alle estremità presenta due capi più facilmente accessibili. Il capo sul lato ovest dell’isola (Spalmatore di Terra) è rivolto verso Loiri Porto San Paolo e accoglie gli scarsi insediamenti civili sull’isola e le più belle spiagge. Vi sono stati ricavati anche degli approdi per piccole imbarcazioni, che collegano l’isola con il porto di Loiri Porto San Paolo. Il capo sul lato est, rivolto verso il mar Tirreno, è costituito dalla punta Timone, che divide due piccole baie (rispettivamente esposte a NW e SE). Ospita, oltre ad un faro di segnalazione marittima, una base militare NATO, gestita dalla Marina Militare, destinata alle telecomunicazioni terrestri a lunghissimo raggio e bassissima frequenza d’onda. Le relative tre antenne, alte più di duecento metri, sono facilmente visibili anche a distanza. Nei pressi di Punta del Papa si osserva un maestoso arco naturale sopra il quale si trovano i ruderi del vecchio faro, abbandonato perché costruito troppo in alto e spesso occultato dalla coltre di nuvole. L’isola è attraversata da una piccola strada militare, con ampi tratti in galleria, che collega la base militare ad un molo di approdo sul lato ovest dell’isola, utilizzato quando le condizioni meteomarine rendono difficile l’approdo nel porticciolo annesso alla base militare.
La presenza dell’uomo sull’isola è attestata con certezza dal neolitico medio e numerosi resti sono stati rinvenuti presso la Grotta del Papa. Nel paleolitico superiore Tavolara era collegata alla terraferma e all’isola di Molara ma in seguito all’innalzamento del livello del mare e alla continua erosione esercitata dal moto ondoso e dai fortissimi venti si separò prima dalla terraferma e solo diecimila anni fa dalla vicina isola. Nella prima età del ferro (X-IX secolo a.C.) sulla lingua pianeggiante dello Spalmatore di Terra è documentata la presenza di uno scalo di navigatori provenienti dalla prospiciente Etruria, ai tempi delle manifestazioni culturali villanoviane. Hermaea e Turarium erano gli antichi nomi dell’isola di Tavolara. Alla metà del V secolo fu visitata da San Mamiliano e da altri anacoreti, suoi seguaci. Durante il Medioevo si sa poco dell’isola che quasi sicuramente non fu abitata stabilmente ma utilizzata come difesa militare. Pare che poco dopo l’anno 1000 sull’isola si sia insediata una colonia di pirati. Ancora nel XVIII secolo, il naturalista Francesco Cetti scriveva che spesso sull’isola erano presenti i corsari. Dopo l’arrivo dei coloni genovesi, alla fine del Settecento, la popolazione dell’isola crebbe fino ad un massimo di una sessantina di abitanti, in gran parte grazie all’arrivo di pescatori ponzesi in cerca di aragoste, per poi essere abbandonata definitivamente agli inizi degli anni sessanta. Sviluppata in passato l’industria della produzione di calce, facilmente ricavata a partire dal locale substrato roccioso e dall’abbondante legname di ginepro mediante appositi forni ben visibili presso il porticciolo.
STORIA DI UN REGNO
Sul finire del Settecento, Giuseppe Bertoleoni (di origine corso-genovese) giunse in prossimità dell’arcipelago della Maddalena, costeggiando la Corsica, a bordo di una piccola nave da diporto proveniente da Genova, in cerca di una terra in cui abitare; si stabilì dapprima sull’isolotto di Spargi, poi si spostò più a sud, sulla piccola isola di Mortorio, ma, spinto dalla ricerca di un’isola più generosa e ospitale, navigando ancora verso sud, raggiunse nel 1806 l’isola disabitata di Tavolara. Qui si stabilì con la famiglia, dedicandosi all’allevamento delle capre selvatiche, assai numerose sul territorio e caratterizzate da una particolare colorazione dorata della dentatura, causata dall’alimentazione. Nel 1836 il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia, di passaggio per quei luoghi (si stava recando a caccia), notò l’isoletta sconosciuta: chiese pertanto informazioni ai suoi marinai, ma, non ottenendo risposte sufficienti, decise di approdarvi. Presentatosi ai residenti come il re di Sardegna, sembra che Giuseppe Bertoleoni, circondato dalle capre dai denti dorati, forse convinto che colui che aveva difronte gli stesse giocando uno scherzo, abbia risposto: “E io sono il re di Tavolara!”.Carlo Alberto avrebbe soggiornato presso di lui per una settimana e, congedandosi, gli diede in dono un orologio d’oro e – secondo i Bertoleoni – diede il consenso a riconoscere l’indipendenza di Tavolara: non molto tempo risulterebbe essere arrivata, infatti, alla prefettura di Sassari, una pergamena reale, firmata dal re, in cui Giuseppe e i suoi eredi venivano infeudati – non, quindi, riconosciuti come Stato sovrano – di Tavolara. Di ciò, tuttavia, resta la sola testimonianza verbale della famiglia, in quanto la casata Bertoleoni non figura negli elenchi nobiliari ufficiali del Regno d’Italia. Di conseguenza la sua nobiltà non risulta legalmente riconosciuta nel periodo monarchico.Nel frattempo a Giuseppe Bertoleoni “succedette” il figlio Paolo, detto Polo, che si proclamò “re” col nome di Paolo I, sposò una donna sarda, Pasqua Favale, e da lei ebbe il figlio Carlo . A detta di quest’ultimo, l’isola fu visitata nel 1896 da inviati della regina Vittoria del Regno Unito, a bordo nella nave “Vulcan”, che avrebbe tacitamente riconosciuto l’esistenza del minuscolo “regno”. In una fotografia in cui al centro appare Carlo circondato da parenti collaterali, scattata sul ponte della nave, si può notare la scritta “Vulcan” sulla cintura della giovane in primo piano. I Bertoleoni narrano che in una sala di Buckingham Palace, a Londra, sia conservata la foto della “famiglia reale” di Tavolara, all’interno della collezione di ritratti delle dinastie regnanti di tutta la terra, con la dicitura: «La famiglia reale di Tavolara, nel golfo di Terranova Pausania, il più piccolo regno del mondo». “Di fatto”, l’isola entrò a far parte del territorio del Regno d’Italia, all’atto della proclamazione di quest’ultimo, il 17 marzo 1861. L’ultimo discendente della famiglia, Tonino Bertoleoni, si attribuisce il titolo di re di Tavolara.
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CALETTE DA SOGNO : tra mare e montagna nella parte centro-orientale della Sardegna, alla scoperta delle falesie a picco sul mare.
Provincia: Provincia di Nuoro
Altitudine massima: (Punta Lamarmora) 1834 m s.l.m.

Localizzazione: Tirreno Centrale 

La partenza per il viaggio è prevista tutti i giorni alle ore 9.00 dal Porto della Caletta che si trova a pochi minuti di auto da Budoni e San Teodoro.
A bordo della motonave vi guideranno alla scoperta di tutte le bellezze naturali del Golfo di Orosei tra cui le  famose spiagge di Cala Luna, Cala Mariolu e Cala Sisine, con possibilità di visitare la Grotta del Fico, abitata fino a pochi decenni fa dalla ormai estinta foca monaca, o del Bue Marino. Ci si spingerà fino a Cala Goloritzè l’ultima spiaggia del Golfo per una breve sosta fotografica durante la quale è possibile ammirare il maestoso arco naturale e la Guglia uno spuntone in pietra alto 150 m s.l.m..
Navigando su acque color turchese e di unica trasparenza si visiteranno gli angoli più incontaminati della costa, tra maestose falesie a picco sul mare e insenature mozzafiato. La motonave seppur di grandi dimensioni si avvicinerà a pochissimi metri dalle pareti calcaree e si addentrerà all’interno di piccole grotte colonizzate dai marangoni dal ciuffo e dai falchi della regina.
Il rientro a La Caletta per le 19.00 circa.
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CALA MARIOLU
La cala prende il suo nome italiano da un detto di un pescatore ponzese, che rifugiava il suo pesce appena pescato all’interno di una piccola grotta nei pressi della spiaggia dove si ormeggiava. Il pescatore non sapeva però che in tutta la Costa Baunese fosse presente la famosa foca monaca, che usciva dall’acqua e si mangiava il pesce nascosto nella grotta. Il pescatore, che non conosceva l’esistenza della foca, esclamò “Acca cestà Mariolu” (in italiano “qui c’è qualche ladro”) e da allora questa esclamazione diede il nome a questa cala.
Il toponimo originale e corretto è Is Puliges de Nie (o Ispuligedenie), che significa ‘le pulci di neve’ e si riferisce ai numerosi piccoli sassolini bianchissimi che formano la spiaggia della cala. Un altro possibile e probabilmente più corretto toponimo locale è Ispuligiada ‘e nie che significa ‘spruzzata di neve’ che è proprio l’immagine che meglio descrive la spiaggia.
CALA SISINE
La spiaggia, larga circa 200 m, rappresenta la foce di un piccolo torrente (in sardo codula) invernale che discende dalle vicine montagne dell’altopiano del Golgo. È composta da ciottolini bianchissimi che risaltano con il colore dell’acqua rendendola particolarmente chiara e trasparente. La spiaggia è ben servita, nel periodo estivo, da una piccola flotta di imbarcazioni che trasportano i visitatori attraverso tutte le cale del golfo di Orosei.
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CALA LUNA
La spiaggia rappresenta la foce di un torrente che segna il confine dei territori comunali di Dorgali e Baunei, comuni che rivendicano a loro volta la loro giurisdizione del sito. Tale torrente, chiamato Codula di Luna, si sviluppa per alcuni chilometri, originandosi alle pendici del monte Oseli (984 m s.l.m.) nel comune di Urzulei. La spiaggia si caratterizza per la presenza di alcune grotte e insenature nella parte antistante alla battigia, dovute all’azione di erosione del mare sulla roccia di origine calcarea. Cala Luna è famosa per la sua bellezza e particolarità.
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