L'Asinara
Luoghi incontaminati, paesaggi isolati, rare specie vegetali e animali, vicende storiche sui generis, l’isola nell’estrema punta a nord-ovest della Sardegna è tutta da scoprire

Prima stazione sanitaria ‘di quarantena’ e colonia penale, poi campo di prigionia durante la Grande Guerra, dal 1975 carcere di massima sicurezza dove finirono brigatisti, sequestratori e boss della malavita. Nel 1997, infine, l’istituzione del parco nazionale: il tesoro naturalistico disseminato su 50 chilometri quadrati (e 110 chilometri costieri) fa parte del Comune di Porto Torres. La forma dell’isola è stretta e allungata, percorsa da una strada in cemento lunga 25 chilometri, cui sono collegati itinerari tematici, tracciati già nel XVII secolo, oggi valorizzati dall’ente parco.

A separare l’Asinara dall’estremo nord-ovest della Sardegna – ossia da isola Piana, Capo Falcone e La Pelosa - è il passaggio dei Fornelli, un canale dipinto d’azzurro che dà nome all’edificio carcerario vicino al molo meridionale. Da Fornelli partono tre sentieri: ‘dell’acqua’, con protagonisti mare, sorgenti, ruscelli e stagni; ‘del Castellaccio’, i cui ruderi medievali sono in cima a un colle; e ‘del granito’, tra macchia, cave di granito e la stupenda Cala Sant’Andrea, area a riserva integrale, dove è vietato l’accesso

LA COLONIA PENALE AGRICOLA

La storia delle carceri dell’Asinara inizia lontano nel tempo, nel 1855, quanto i circa 500 pastori e pescatori stanziati sull’isola vennero allontanati per regio decreto: l’isola venne infatti trasformata in una stazione sanitaria di quarantena e in una colonia penale agricola. In quel periodo, dunque, sull’Asinara spuntarono le prime celle. Durante la prima guerra mondiale, però, fu l’intera isola a diventare un’unica grande galera: furono infatti dirottati sull’Asinara circa 25.000 prigionieri austro-ungarici, portati fino a qui per restare sotto osservazione sanitaria.

IL CARCERE DI FORNELLI

Costruito alla fine dell'Ottocento, ha una struttura rettangolare e si estende su una superficie di circa 8000 metri quadrati. Durante la Seconda guerra mondiale fu adibito a ricovero per i malati di turbecolosi, mentre negli anni Settanta fu trasformato in carcere di massima sicurezza, ospitando anche detenuti delle Brigate Rosse e camorristi. Negli anni Ottanta ha "accolto" mafiosi sottoposti al regime del 41 bis. È stato dismesso nel 1998.

LE CARCERI ALL'ASINARA

Sono una decina le diramazioni delle carceri dell’Asinara, sparse per tutti i 52 chilometri quadrati dell’isola, ognuna delle quali è andata nel tempo a raccogliere dei detenuti di tipo diverso, a seconda dei crimini commessi. La prima struttura di detenzione ad essere costruita è stato quella di Fornelli, a sud dell’Isola. Negli anni Settanta diventò un carcere di massima sicurezza, per ospitare esponenti delle Brigate Rosse – come per esempio Curcio – e dell’Anonima Sarda. Proprio il carcere di Fornelli balzò sulle prime pagine di tutto il Paese nel ’77 per una violenta rivolta, che portò ad un marcato inasprimento del sistema di controllo dell’isola. Altro carcere di massima sicurezza dell’Asinara è il bunker di Cala d’Oliva, che come anticipato ospitò Riina, nonché Cutolo. Sull’isola sorgono poi il carcere di Santa Maria, che raccoglieva detenuti per spaccio, quelli di Tumbarino, di Stretti, di Trabuccato, di Campo Faro, di Capo Perdu, di Sa Zonca e di Elighe Mannu.

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