NEtop Tavolara

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Vicino alla costa di Nord Est della Sardegna spunta dal mare un monolite di calcare da cui prende il nome l’area marina in cui sorge.

Provincia: Provincia di Sassari

Altitudine massima: (Punta Cannone) 565 m s.l.m.

Localizzazione: Olbia (Mar Tirreno)

Tutti i giorni con partenza da San Teodoro e/o Cala Brandinchi si potrà visitare l’area marina protetta di Tavolare e Punta Coda Cavallo. Si visiterà la grotta granitica dell’isola di Proratora e la baia di Coda Cavallo. Seguirà un breve sosta nelle piscine naturali di Molara dalle acque turchesi e cristalline.
Si proseguirà poi verso la falesia calcarea dell’isola di Tavolara con sosta a “Tegghja Liscia” (roccia piatta). Sosta per il pranzo sull’isola di Tavolara. Ultime soste all’isola Piana ed a Cala Giurgolu dove sarà possibile ammirare i resti della “tartaruga di roccia”.
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MOLARA
Di natura granitica, ha una superficie di 3, 411 km² e raggiunge, con Punta la Guardia, i 158 m s. l. m. Il toponimo, di attestazione medievale, è probabilmente dovuto alla forma rotondeggiante e uniforme dell’isola, simile ad una mola. Non appaiono finora documentati insediamenti preistorici sull’isola di Molara ma agli albori del Cristianesimo si dice che vi fu esiliato papa Ponziano (235) insieme al prete Ippolito,cristiano ardente e di vastissima cultura,da Massimino il Trace,che morì di stenti e torture a Molara. Nella parte nord occidentale dell’isola, in prossimità di cala Chiesa, si conservano i resti di una chiesa medievale mononave, di stile romanico intitolata a san Ponziano
Immersi nella fitta vegetazione, i ruderi della chiesa attribuita a Papa Ponziano martire, sorgono nell’isola di Molara, addentrandosi di poche centinaia di metri all’interno di Cala Chiesa, prospiciente all’isola di Tavolara. Papa Ponziano, esiliato in Sardegna da Massimino il Trace nel 235, morì di stenti e torture a Molara. Era con lui anche il prete Ippolito, cristiano ardente e di vastissima cultura.
Attorno a tale chiesa si sono potuti individuare i resti di un centro abitato medievale e più a monte di un castello, probabilmente l’antica Gurguray anche se non si hanno notizie certe sulla sua effettiva consistenza demografica. Nel XV secolo è testimoniata l’esistenza sull’isola di un monastero di monache.
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TAVOLARA
L’isola si presenta come un maestoso massiccio calcareo a picco sul mare, di forma grossomodo rettangolare, lungo circa 6 km e largo 1 km; poggia su un substrato roccioso granitico che emerge chiaramente in alcune parti; raggiunge una quota massima di 565 metri s.l.m. e alle estremità presenta due capi più facilmente accessibili. Il capo sul lato ovest dell’isola (Spalmatore di Terra) è rivolto verso Loiri Porto San Paolo e accoglie gli scarsi insediamenti civili sull’isola e le più belle spiagge. Vi sono stati ricavati anche degli approdi per piccole imbarcazioni, che collegano l’isola con il porto di Loiri Porto San Paolo. Il capo sul lato est, rivolto verso il mar Tirreno, è costituito dalla punta Timone, che divide due piccole baie (rispettivamente esposte a NW e SE). Ospita, oltre ad un faro di segnalazione marittima, una base militare NATO, gestita dalla Marina Militare, destinata alle telecomunicazioni terrestri a lunghissimo raggio e bassissima frequenza d’onda. Le relative tre antenne, alte più di duecento metri, sono facilmente visibili anche a distanza. Nei pressi di Punta del Papa si osserva un maestoso arco naturale sopra il quale si trovano i ruderi del vecchio faro, abbandonato perché costruito troppo in alto e spesso occultato dalla coltre di nuvole. L’isola è attraversata da una piccola strada militare, con ampi tratti in galleria, che collega la base militare ad un molo di approdo sul lato ovest dell’isola, utilizzato quando le condizioni meteomarine rendono difficile l’approdo nel porticciolo annesso alla base militare.
La presenza dell’uomo sull’isola è attestata con certezza dal neolitico medio e numerosi resti sono stati rinvenuti presso la Grotta del Papa. Nel paleolitico superiore Tavolara era collegata alla terraferma e all’isola di Molara ma in seguito all’innalzamento del livello del mare e alla continua erosione esercitata dal moto ondoso e dai fortissimi venti si separò prima dalla terraferma e solo diecimila anni fa dalla vicina isola. Nella prima età del ferro (X-IX secolo a.C.) sulla lingua pianeggiante dello Spalmatore di Terra è documentata la presenza di uno scalo di navigatori provenienti dalla prospiciente Etruria, ai tempi delle manifestazioni culturali villanoviane. Hermaea e Turarium erano gli antichi nomi dell’isola di Tavolara. Alla metà del V secolo fu visitata da San Mamiliano e da altri anacoreti, suoi seguaci. Durante il Medioevo si sa poco dell’isola che quasi sicuramente non fu abitata stabilmente ma utilizzata come difesa militare. Pare che poco dopo l’anno 1000 sull’isola si sia insediata una colonia di pirati. Ancora nel XVIII secolo, il naturalista Francesco Cetti scriveva che spesso sull’isola erano presenti i corsari. Dopo l’arrivo dei coloni genovesi, alla fine del Settecento, la popolazione dell’isola crebbe fino ad un massimo di una sessantina di abitanti, in gran parte grazie all’arrivo di pescatori ponzesi in cerca di aragoste, per poi essere abbandonata definitivamente agli inizi degli anni sessanta. Sviluppata in passato l’industria della produzione di calce, facilmente ricavata a partire dal locale substrato roccioso e dall’abbondante legname di ginepro mediante appositi forni ben visibili presso il porticciolo.
STORIA DI UN REGNO
Sul finire del Settecento, Giuseppe Bertoleoni (di origine corso-genovese) giunse in prossimità dell’arcipelago della Maddalena, costeggiando la Corsica, a bordo di una piccola nave da diporto proveniente da Genova, in cerca di una terra in cui abitare; si stabilì dapprima sull’isolotto di Spargi, poi si spostò più a sud, sulla piccola isola di Mortorio, ma, spinto dalla ricerca di un’isola più generosa e ospitale, navigando ancora verso sud, raggiunse nel 1806 l’isola disabitata di Tavolara. Qui si stabilì con la famiglia, dedicandosi all’allevamento delle capre selvatiche, assai numerose sul territorio e caratterizzate da una particolare colorazione dorata della dentatura, causata dall’alimentazione. Nel 1836 il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia, di passaggio per quei luoghi (si stava recando a caccia), notò l’isoletta sconosciuta: chiese pertanto informazioni ai suoi marinai, ma, non ottenendo risposte sufficienti, decise di approdarvi. Presentatosi ai residenti come il re di Sardegna, sembra che Giuseppe Bertoleoni, circondato dalle capre dai denti dorati, forse convinto che colui che aveva difronte gli stesse giocando uno scherzo, abbia risposto: “E io sono il re di Tavolara!”.Carlo Alberto avrebbe soggiornato presso di lui per una settimana e, congedandosi, gli diede in dono un orologio d’oro e – secondo i Bertoleoni – diede il consenso a riconoscere l’indipendenza di Tavolara: non molto tempo risulterebbe essere arrivata, infatti, alla prefettura di Sassari, una pergamena reale, firmata dal re, in cui Giuseppe e i suoi eredi venivano infeudati – non, quindi, riconosciuti come Stato sovrano – di Tavolara. Di ciò, tuttavia, resta la sola testimonianza verbale della famiglia, in quanto la casata Bertoleoni non figura negli elenchi nobiliari ufficiali del Regno d’Italia. Di conseguenza la sua nobiltà non risulta legalmente riconosciuta nel periodo monarchico.Nel frattempo a Giuseppe Bertoleoni “succedette” il figlio Paolo, detto Polo, che si proclamò “re” col nome di Paolo I, sposò una donna sarda, Pasqua Favale, e da lei ebbe il figlio Carlo . A detta di quest’ultimo, l’isola fu visitata nel 1896 da inviati della regina Vittoria del Regno Unito, a bordo nella nave “Vulcan”, che avrebbe tacitamente riconosciuto l’esistenza del minuscolo “regno”. In una fotografia in cui al centro appare Carlo circondato da parenti collaterali, scattata sul ponte della nave, si può notare la scritta “Vulcan” sulla cintura della giovane in primo piano. I Bertoleoni narrano che in una sala di Buckingham Palace, a Londra, sia conservata la foto della “famiglia reale” di Tavolara, all’interno della collezione di ritratti delle dinastie regnanti di tutta la terra, con la dicitura: «La famiglia reale di Tavolara, nel golfo di Terranova Pausania, il più piccolo regno del mondo». “Di fatto”, l’isola entrò a far parte del territorio del Regno d’Italia, all’atto della proclamazione di quest’ultimo, il 17 marzo 1861. L’ultimo discendente della famiglia, Tonino Bertoleoni, si attribuisce il titolo di re di Tavolara.
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