TAVOLARA

Alla scoperta di una delle più belle aree marine protette di tutto il mar Mediterraneo. Visita alla grotta di Proratora e sosta per un tuffo nelle meravigliose Piscine Naturali di Molara, famose per le splendide acque dal tocco caraibico. Un’ulteriore fermata è prevista sulla spiaggia di Tavolara,”il regno più piccolo del mondo”.

2500 Anni Dopo

Nell’isolotto di Proratora, naturale prolungamento emerso di Capo Coda Cavallo dal quale è separato da uno strettissimo braccio di mare poco profondo e irto di scogli, sono state rinvenute tracce di una struttura in piccoli blocchi di granito e una successione stratigrafica che denuncia un utilizzo dell’isolotto dal II secolo a.C. fino al IV d.C. Sul fondale circostante sono infatti stati rinvenuti diverse tipologie di frammenti di anfore e ceramiche , che si rinvengono anche sul fondale circostante, risultato non di affondamenti, ma legati alla frequentazione del sito. Probabilmente l’isola e la rada erano in epoca romana un luogo di sosta per piccole imbarcazioni con funzioni sia di natura economica sia strategica. Nei pressi della battigia è infatti tutt’ora osservabile un ricco filone di minerali ferrosi probabilmente sfruttato nell’antichità . Se inoltre da Proratora si guarda verso nord-est, l’isolotto doveva svolgere funzioni di controllo su uno dei tre accessi al grande golfo che tra Capo Figari e Capo Coda Cavallo include anche il golfo interno di Olbia, con al centro Tavolara. A conferma di questa tesi, sull’isolotto di Figarolo che fronteggia Capo Figari è presente un insediamento di epoca romana che, oltre a stratigrafie ricche di ceramiche coeve a quelle di Proratora, ha restituito anche un pavimento di coccio tipico delle vasche di salatura del pesce do pari età. Ancora, sull’isola di Tavolara, diverse fonti citano la presenza sullo Spalmatore di Terra di tracce di muratura, di frammenti ceramici, di embrici e di sepolture di epoca romana.

Molara – Bucina Insula 

Altrettanto incerta è l’origine del nome dell’isola più grande : Molara. Alcuni lo fanno derivare dalla sua forma rotondeggiante simile a una mola, altri propendono per una derivazione da mora, come accostamento della sua forma a quello del frutto del rovo o del gelso. Comunque,prima di essere denominata Molara, a partire dal XIII secolo all’isola erano stati dati i nomi Morara, Morala, Murala, Moraira, Morana, Murara e Mitrara.

C’è infine un altro nome con il quale nel passata è stata identificata  Molara: Insula Bucina, dove nel 237 d.C. fu esiliato Papa Ponziano. Tal nome, secondo la Bibl. Sarda deriverebbe da Buccinum, “specie minore di conchiglia marina che aderisce alle pietre e raccogliesi sugli scogli, dalla quale gli antichi traevano quel sugo di porpora, che dicean pelagio, a tingere le vesti. La porpora sarda era molto stimata da romani“. Ma l’attribuzione all’isola del nome di Molara non ha altre basi se non il collegamento con l’esistenza sull’isola dei ruderi di una piccola chiesa intitolata a San Ponziano e circondata dai resti di quelle che dovevano essere cumbessias, cioè alloggi per i fedeli durante le celebrazioni della festa del santo. I ruderi di epoca altomedievale a loro volta danno il nome alla piccola baia antistante, Cala di Chiesa. Sempre a Molara ci sono anche Cala numera duos e Cala numer’unu: la prima da identificare con la rada nei pressi di Punta dell’Aia (traduzione impropria di Punte s’ae, poiché il significato letterale è Punta del rapace). La seconda, corrisponde a Cala Spagnola, l’attuale approdo sull’isola. Ma anche su queste corrispondenze vi sono opinioni diverse. Nessun dubbio invece sui nomi numerici dei due isolotti che si trovano sulla rotta che da Porto San Paolo porta a Tavolara: Isola Cavalli e Isola Piana sono diventate in epoca molto recente Prima e Seconda Isola.

Da Isola di Hermes a Tavolara

Per gli antichi Tavolara era l’isola di Hermes: lo è nella geografia di Tolomeo e nella Tabula Peutingeriana, opera alto medievale che riproduce una cartografìa dell’impero romano di epoca augustea. Il nome di Hermaea insula rimane anche in alcune carte del XVI e XVII secolo che si rifanno alle fonti classiche di epoca imperiale. Solo nel XIII secolo, quando il territorio di Olbia ricade sotto l’influenza pisana, appare il nome Taulara: di lì attraverso i secoli diventa di volta in volta Taolara, Tallara, Tauolara, Taulara, Tolata, Tolaro, Taulato, Taulada e infine Tavolara.

Tra storia e leggenda

Sul finire del Settecento, Giuseppe Bertoleoni (di origine corso-genovese) giunse in prossimità dell’arcipelago della Maddalena, costeggiando la Corsica, a bordo di una piccola nave da diporto proveniente da Genova, in cerca di una terra in cui abitare; si stabilì dapprima sull’isolotto di Spargi, poi si spostò più a sud, sulla piccola isola di Mortorio, ma, spinto dalla ricerca di un’isola più generosa e ospitale, navigando ancora verso sud, raggiunse nel 1806 la splendida e disabitata isola di Tavolara. Qui si stabilì con la famiglia, dedicandosi all’allevamento delle capre selvatiche, assai numerose sul territorio e caratterizzate da una particolare colorazione dorata della dentatura, causata dall’alimentazione.

Nel 1836 il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia, di passaggio per quei luoghi (si stava recando a caccia), notò l’isoletta sconosciuta: chiese pertanto informazioni ai suoi marinai, ma, non ottenendo risposte sufficienti, decise di approdarvi. Si presentà ai residenti come il re di Sardegna, e di rimando Giuseppe Bertoleoni, circondato dalle capre dai denti dorati, gli rispose: “E io sono il re di Tavolara!”.

Carlo Alberto soggiornò presso di lui per una settimana e congedandosi, grato per l’accoglienza ricevuta, gli diede in dono un orologio d’oro con carillon insieme con il consenso a riconoscere il Regno di Tavolara la cui legittimità veniva attestata nel 1846 da Carlo Alberto in

due lettere andate smarrite. Si racconta che l’isola fu anche visita dalla regina Vittoria che in seguito inviò una nave del Regno Unito la Vulcan per avere un ritratto della famiglia reale di Tavolara,  foto scattata sul ponte della nave inglese ed esposta nella galleria dei regnanti a Buckingham Palace con la didascalia : “Tavolara, il regno più piccolo del mondo”.